Torrice

Comuni

Provincia di Frosinone, abitanti 4.605, superficie Kmq 18,17, altitudine m. 321

Abitanti: Torriciani

Festa patronale: San Bernardino

Frazioni e Località: La Cervona

Comuni limitrofi: Arnara, Frosinone, Ripi, Veroli.

Distanza da Frosinone Km. 6

Autostrada: A1 Frosinone.

La Storia

Il nome di Torrice deriva verosimilmente dalle torri che la cinta muraria medioevale presentava quando nel secolo X il centro ciociaro venne fortificato.

Ma resti archeologici fanno ritenere che nell’epoca romana, forse a causa della sua vicinanza con Frusino e con la via Latina, il territorio torriciano fosse popolato da gente abitante in un pagus o attorno a qualche piccola villa rustica.

Le prime testimonianze storiche risalgono all’inizio del millennio quando Torrice viene menzionata prima come località e poi come castrum appartenente alla circoscrizione religiosa verolana e soggetto politicamente allo stesso vescovo.

Questi era in lotta con la potente famiglia feudale dei Girinidi, arroccata a Monte San Giovanni Campano e padrona di molti castelli della zona.
I vescovi erano soliti definire le controversie sistemando il territorio con vasti possedimenti a contratto livellare, garantendosi poi la presenza dì un gruppo di milites fedeli. Da questì milites, venne probabilmente quel gruppo di condomini che controllò Torrice nei secoli XI-XII e fino ai primi decenni del Duecento.

I condomini ebbero il potere giudiziale, riscuotendo decime e servizi, come detentori di ogni potere sul piccolo castello. Nei secoli del Medioevo Torrice venne più volte attaccato e incendiato: nel 1129 dal le truppe pontificie di Onorio Il durante il tentativo papale di riconquista della Campagna, nel 1165 dalle milizie tedesche di Federico I il Barbarossa guidate da Diopoldo il quale fece devastare e depredare le contrade.

Se in questi secoli Torrice sembra già una piccola comunità autonoma per aver portato a compimento il suo processo di affrancamento da Veroli e dai castelli vicini in realtà era ancora sottoposta a signori feudali consorziati in condominio. Dal 1224, il borgo fu tuttavia concesso dal papato ai de Ceccano mentre al vescovo di Veroli rimasero i diritti signorili.

Durante il Trecento Torrice fu sottoposto a continue scorrerie provocate dalle lotte contro i Caetani. I suoi abitanti parteciparono all’assalto della rocca di Ferentino, allorché i campanini insorsero contro il cardinale Egidio d’Albornoz e l’estensione delle sue costituzioni alla provincia di Campagna e Marittima. Malgrado la presenza dei de Ceccano fosse forte, Torrice tornò sotto la giurisdizione del vescovo verolano e della Chiesa romana. Per questi motivi venne attaccato e occupato da Onorato Caetani nel 1399 durante i fatti dello scisma d’Occidente in cui Torrice fu coinvolto riuscendo infine a tornare all’obbedienza del papa legittimo.

Dopo questi avvenimenti Torrice fu occupato da Ladìslao di Durazzo re dì Napoli a cui i torriciani si ribellarono di struggendogli le fortificazioni che erano state erette.

Agli inizi del Quattrocento esisteva l’universitas, il comune rurale che nel Cin quecento appariva dotato di propri statuti.

La comunità venne poi nuovamente sottoposta a un’ultima signoria dei ceccanesi per passare nel 1484 sotto Deifobo dell’Anguillara e poi da un signore all’altro, fra i quali, il cardinale Francesco Mendoza causa di una certa influenza spagnola sul castello. Seguì per Torrice un periodo di spopolamento, ma la ripresa demografica si ebbe subitanea e vigorosa. Nel Seicento Torrice fu al centro di gravissimi problemi economici a cui si tentò di far fronte mediante un vasto disboscamento del territorio, da destinare all’allevamento e all’agricoltura.

Nei secoli dell’età moderna, dopo la guerra di Campagna, l’ultima combattuta nel Lazio meridionale fino all’invasione francese del 1798 si ebbero i problemi provocati dal brigantaggio, resi più virulenti dalla focosa personalità degli abitanti. Qualche torriciano partecipò alle ribellioni antigiacobine venendo però condannato al patibolo.

I segni della ripresa demografica ed economica del Settecento furono la progettazione e la realizzazione del rinnovamento del patrimonio edilizio, sia sacro, con la ricostruzione secondo criteri barocchi delle principali chiese, che profano, con la riedificazione di molte abitazioni e la costruzione di nuovi palazzi.

All’inizio dell’Ottocento poche erano le famiglie benestanti e grandissimo il numero delle famiglie contadine e nullatenenti. Nei primi decenni, malgrado la forte presenza ecclesiastica, a Torrice si diffondevano sentimenti anticlericali e carbonari: un torriciano, Nicola Fabrizi, fu l’organizzatore di una vendita carbonara che si ramificò e si collegò con altre vendite della provincia, segnale dei cambiamenti radicali in corso anche nelle province più arretrate dello stato papale. Questa fiammata antiecclesiastica non diventò progetto politico accolto da tutti i torriciani: non si ebbero nel Risorgimento fatti rilevanti né i paesani mostrarono di avere un ruolo attivo nei fatti storici del secolo XIX.

Torrice è stato colpito diverse volte dai terremoti: si ricordano ancora i danni prodotti da quello del 1915. Molti abitanti hanno dovuto espatriare per le magre risorse di un territorio densamente popolato: per questo troviamo famiglie torriciane in molti centri sia della provincia ciociara che in altri luoghi d’Italia, d’Europa e d’America.

Il paese è posto sopra una collina appartenente all’area ernica e appare molto compatto, racchiuso entro una strada antemurale. Non si trovano più resti medioevali in quanto il paese ha subìto una rapida e profonda trasformazione a partire dal Sei-Settecento. La cinta muraria è stata inglobata dalle abitazioni poste ai margini, il castello è stato trasformato in un bel palazzo nel corso del Seicento, il mastio in un campanile. Tutta la parte più elevata del paese è stata oggetto di un profondo rimaneggiamento con la trasformazione dell’intero abitato: nuova pavimentazione, accurata intonacatura delle case, costruzione di un’ampia e modernissima piazza con balcone-belvedere.

Si notano, come dicevamo, solo alcuni resti di mura medioevali: è ipotizzabile la posizione di qualche antica porta ma, a causa dei profondi rimaneggiamenti, l’antico sito non è più identificabile nei suoi elementi. Nel centro storico si innalzano diversi palazzetti con bei portali barocchi, alcuni dei quali monumentali.

La Chiesa di San Pietro (dedicata anche a Santa Maria) è stata ricostruita nel corso del secolo XVIII: sia la facciata che l’interno sono barocchi, vi si trovano opere di legno ad intaglio. Anche la Chiesa di San Lorenzo presenta una bella facciata barocca con ricco portale; l’interno è a croce greca con decorazioni a stucco, con dipinti attribuiti a Giuseppe Cesari e al Ludovisi. La chiesa è a due piani in quanto al di sotto vi è una seconda cappella già oratorio confraternale. Le altre due chiese del centro urbano, Santa Lucia e San Rocco, presentano meno interesse per essere, la prima, una più recente e ottocentesca ricostruzione su resti medioevali, la seconda, fuori le mura, una cappella dedicata al culto del santo pellegrino. Interessante invece la piccola piazza in cui è inscritta questa chiesuola: il piccolo slargo è stato ristrutturato con sedili e pavimentazione a laterizi. Vi si affaccia un maestoso arco di porta che immette nell’antico borgo.

Dal colle su cui sorge il paese si gode un ampio panorama aperto sulle circostanti catene montuose degli Ernici e dei Lepini.

Torrice è un vigoroso centro agricolo ove si conservano tradizioni contadine e modi di vita antichi. La campagna è tutta intensamente coltivata.

Torrice risente della vicinanza di Frosinone, il capoluogo provinciale a cui è praticamente unito e da cui dipende offrendo quello che la città ciociara non possiede: campi, spazi naturali e la vita paesana. A Frosinone lavorano molti torriciani. Ci si reca per le spese (anche se artigianato e commercio sono vivacissimi a Torrice) e, soprattutto, per i servizi pubblici. Il centro urbano risulta ancora densamente popolato, ma una parte delle abitazioni sorge lungo le strade di scollinamento, particolarmente verso la Casilina.