Piedimonte San Germano

Comuni

Provincia di Frosinone, abitanti 4.567, superficie Kmq 17,36, altitudine m.103

Abitanti: Pedemontani

Festa patronale: Sant’ Amasio

Frazioni e Località: Volla.

Comuni limitrofi: Villa Santa Lucia, Terelle, Colle San Magno, Castrocielo, Aquino, Pontecorvo, Pignataro Interamna.

Distanza da Frosinone Km. 44

Autostrada: A1 Cassino – Pontecorvo

La Storia

Il nome antico di questo centro era Pesmons perché eretto su un piccolo rialzo ai piedi del monte Cairo; il toponimo venne mutato in Piedimonte a cui, dopo l’unificazione nazionale, si aggiunse l’attributo desunto dall’allora nome di Cassino. Nel territorio si sono trovati importanti tracce di fauna fossile e di insediamenti di epoche diverse. Nelle zone montane e collinari vi sono segni dell’esistenza di antichi gruppi umani risalenti all’Età del bronzo e del ferro, mentre in diverse aree si notano resti di abitati romani, medioevali e più recenti. Un insediamento del Neolitico era presente lungo il fosso Sant’Amasio, ove si trovano pure reperti del l’Età del ferro. Un altro abitato, forse volsco o sannita, è stato rinvenuto alle grotte Chiarite, oggi scomparse. La zona di Piedimonte in epoca romana fu utilizzata sia per il pascolo montano sia nelle aree bonificate e pianeggianti verso Aquino per ricche aziende agricole.
Sempre in epoca romana, dal territorio di Piedimonte partiva un acquedotto sotterraneo i cui resti sono stati individuati in più luoghi: serviva ad Jnteramna Lirenas, la colonia latina fondata davanti Casinum per controllare i movimenti dei sanniti. Necropoli e resti archeologici di diversa origine sono stati rinvenuti in più luoghi dell’intero territorio pedemontano. I romani costruirono una vasta rete di ville rustiche alle falde del monte Cairo e minuscoli pagi, distrutti durante l’alto Medioevo, le cui popolazioni fondarono, verso l’anno Mille, i castelli della zona fra i quali l’abitato di Piedimonte. La più antica menzione di Pesmons sembra del 1052 anche se chiese del suo territorio sono presenti in documenti del 942. Nel 977 abitanti di Piedimonte comparirono davanti al tribunale di Aquino per una controversia. In quell’epoca il castello pedemontano apparteneva ancora ai signori di Aquino: solo nel 1060 l’Abbazia di Montecassino ne venne in possesso per via di una permuta. Il cenobio però dovette continuamente difendersi dai signori aquinati, soprattutto dopo l’occupazione normanna della zona.

Ai tempi dell’abate Rainaldo, Piedimonte venne seriamente danneggiato e l’abate Pietro I riconobbe ai nuovi abitanti del castello le condizioni già in uso rispetto alle prestazioni da dare all’abbazia cassinese. Nel 1183 le concessioni vennero codificate in una carta dei privilegi ove si riconoscevano una serie di diritti civili, si stabilivano le norme procedurali del tribunale e si confermavano le proprietà libere. Sia per la forte posizione militare che per la dipendenza da Montecassino, Piedimonte fu coinvolto direttamente negli avvenimenti politici del tempo e soprattutto nelle lotte fra papato ed impero, seguendo le sorti dell’abbazia al cui destino è sempre stato strettamente legato. Nel 1199, sia i pedemontani che gli abitanti di Villa Santa Lucia, allora dipendente da Piedimonte, dovettero fuggire davanti all’ esercito imperiale guidato da Marcovaldo e nel 1229 il paese fu assaltato invece dai soldati papali perché nel frattempo si era schierato con Federico Il. Riconquistato dagli imperiali, fu di nuovo conteso dai militi papali fino al ritorno dalla Palestina di Federico Il che mise in fuga le truppe pontificie. Per la fedeltà dimostrata, Federico donò Piedimonte ai conti d’Aquino ma i documenti ci mostrano che il castello rimase in realtà nelle mani dei monaci cassinesi. Questi vi possedevano diversi monasteri come Sant’Angelo de Fortunula, San Nicola de Cicogna (oggi nel comune di Villa Santa Lucia), San Cristoforo. Nella seconda metà del XIII secolo Piedimonte fu comune rurale con a capo un rettore designato, fino al 1260, dall’abbazia cassinese e, in seguito, dal potere regio. Un importante documento descrive le condizioni della terra pedemontana: la popolazione cominciava a differenziarsi socialmente ed è di Piedimonte il celebre medico Francesco di Piedimonte. Nel Trecento tutto il Lazio meridionale fu coinvolto continuamente in guerre; per questo motivo nel 1311 il castello venne fortificato.

Molte controversie fiscali sorsero ai tempi di Ladislao di Durazzo che si schierò sempre a favore del paese contro l’abbazia cassinese riducendo le imposte. Ai tempi di Martino V, Piedimonte cadde nelle mani di un avventuriero, Francesco Blanco, un milite pontificio che dette vita ad un suo personale dominio, riuscendo ad occupare persino il Cenobio di Montecassino. Il pontefice tentò di porre direttamente sotto controllo la zona. In seguito, con la risoluzione dell’eredità di Giovanna Il, regina di Napoli, il cassinate passò sotto i re aragonesi. Nel Quattrocento si registrarono delle controversie fra i pedemontani e gli aquinati per il controllo delle terre di pianura e delle acque.

Alla fine del secolo, Piedimonte fu tra i fautori degli aragonesi contro i francesi di Carlo VIII: fra gli avversari vi furono i prefetti di Aquino. Numerose scorrerie vennero compiute da ambo le parti con danni e distruzioni notevoli. Gli abitanti di San Germano (Cassino) chiesero al re di Napoli, oltre al risarcimento degli ingenti danni subiti, anche di spianare le mura della cittadina e di consegnare a loro l’artiglieria presente in Piedimonte.

A seguito di un riordinamento giurisdizionale, Piedimonte rimase sotto il controllo civile dell’Abbazia di Montecassino a cui però spesso si ribellava per non voler pagare le collette e le prestazioni dovute, ma sostanzialmente il feudo rimase fedele ai monaci fino al termine della loro signoria. Il monastero ricavava ingenti risorse in natura poiché l’agro pedemontano era molto fertile: fra le coltivazioni principali le piante tessili, il grano e il granturco. Nel Seicento nacque una nuova struttura agraria fondata sulle masserie che scandivano il territorio suddiviso fra le grandi proprietà rurali.

In questo secolo nacque a Piedimonte il pittore Marco Mazzaroppi le cui opere si conservano in Montecassino ed all’estero, ma buona parte della sua produzione è andata distrutta con la seconda guerra mondiale. A causa di una crisi demografica verificata nel Cinquecento, Piedimonte divenne casale di San Germano (Cassino) e lo rimase fino all’inizio del l’Ottocento quando, perduta la dipendenza di Villa Santa Lucia, tornò ad essere comune autonomo. Intanto, a partire dal Settecento, vi erano stati un forte incremento dell’olivicoltura e la fondazione di una cartiera.

Nel corso dell’Ottocento, Piedimonte condivise le grandi vicende nazionali: l’unificazione statale (ed il paese aggiunse la denominazione San Germano perché vicina a tale città), il brigantaggio, la costruzione della ferrovia che unificò il nord col sud e che passava alle falde delle colline, la ricostruzione moderna della “consolare” o Casilina. Per tutti questi secoli Piedimonte ha gravitato su Napoli, la capitale del regno, con particolari legami economici; dopo l’unificazione, poiché il centro si trova a metà strada fra la città partenopea e Roma, molti pedemontani cominciarono a rivolgersi verso la nuova capitale. Dal 1927 Piedimonte fa parte della provincia di Frosinone. Durante la seconda guerra mondiale, malgrado le angherie e le tragiche condizioni di vita, i pedemontani e gli abitanti della zona seppero organizzarsi per resistere ai nazisti. Furono numerose le vittime nonostante ciò dei gruppi rimasero armati fino alla liberazione che avvenne il 24 maggio dopo un aspro combattimento, spesso all’arma bianca, sostenuto dai soldati polacchi. Il centro urbano risultò totalmente distrutto, il territorio desertificato, ricomparve la malaria, rinacque il banditismo.

Nel durissimo dopoguerra, sebbene questi gravi problemi angustiassero Piedimonte San Germano, nel giro di un anno il paese riuscì a riprendersi. Il centro storico venne rapidamente abbandonato. Negli anni Settanta, nel territorio comunale si costruì il grande stabilimento della Fiat (meglio conosciuto come Fiat Cassino) che trasformò il paese, l’economia e la società locale. Già una parte dei pedemontani aveva trovato lavoro presso le fabbriche del cassinate, ma, con l’avvento dell’industria automobilistica si è registrato un incremento occupazionale e demografico, la costruzione di nuove abitazioni e l’ingrandimento di diversi borghi.

Con le distruzioni apportate dall’ultima guerra è scomparso del tutto l’antico borgo oggi ridotto a poche mura sul cocuzzolo dell’alta collina. I muretti sono dominati da una stele a ricordo delle truppe polacche. Ai fianchi dell’antico centro si sta completando la modernissima Chiesa di Santa Maria Assunta che presenta un grande frontone con statue di santi. Dal paese si vede l’antica e rurale Chiesetta di Sant’Amasio che si eleva su un piccolo colle sovrastante.

Piedimonte bassa è sorta lungo la Casilina. Questa parte del paese, definita anche “capoluogo” poiché vi sono il municipio, la modernissima chiesa principale ed i servizi pubblici e privati più importanti, ha come centro una piazza quadrata, dominata da una grande fontana.

Il territorio di Piedimonte si estende alle falde del monte Cairo dalla parte opposta dell’Abbazia di Montecassino. Se le zone di alta collina hanno pascoli e ampie zone ad oliveto, non mancano boschi con leccio, cerro e le più alte faggete. Le zone alluvionali sono ricche di acque che una volta formavano diversi laghetti, oggi scomparsi a seguito di bonifiche. Dall’alto della collina si ammira il vasto panorama della pianura cassinate: il paesaggio è dominato dal grande insediamento industriale con i suoi vasti capannoni, gli estesi piazzali e la pista di prova. Già fiorente borgo agropastorale, con l’industrializzazione degli anni Settanta, il paese ha cambiato totalmente volto ed economia. Malgrado questa svolta, esiste una prospera agricoltura ed una diffusa zootecnia, condotte da anziani agricoltori e dai metalmezzadri. L’indotto Fiat si è sviluppato poco, ha generato solo una serie di piccole imprese di trasporto.