Guarcino

Comuni

Provincia di Frosinone, abitanti 1.782, superficie Kmq 40, altitudine m.650

Abitanti: Guarcinesi

Festa patronale:San Agnello.

Frazioni e LocalitàCalderari, Campo Catino

Comuni limitrofi: Alatri, Ferentino, Fiuggi, Torre Cajetani, Trevi nel Lazio, Trivigliano, Vico nel Lazio.

Distanza da Frosinone Km. 22

Autostrada: A1 Frosinone

La Storia

A poca distanza da Fiuggi e Alatri, fra i monti Cantari e gli Ernici, sorge Guarcino, lungo la strada di collegamento tra il Sublacense e la Ciociaria. Il centro è sovrastato dal monte Campocatino, nota stazione sciistica invernale. Il toponimo ha origine dal medioevale Varcenum che potrebbe derivare dal nome romano Varo. Questa ipotesi è suffragata dalla presenza documentata di un Betilieno Varo nella vicina Alatri.

Il territorio guarcinate fu anticamente popolato dagli ernici. Successivamente, in epoca romana, sorsero insediamenti rustici fra cui diverse ville. Sono stati trovati resti di un acquedotto, un complesso di bagni, iscrizioni, un bassorilievo e le fondamenta di un tempio. Sin dal tempo romano si sfruttò l’abbondanza idrica del territorio per portare l’acqua alle città vicine. In zona montana si trova un grande, isolato arco, la cui funzione rimane ancora misteriosa. Poco sappiamo della storia di Guarcino nell’arco di tempo intercorso fra gli insediamenti più antichi e quelli medioevali. Di questi ultimi si ha testimonianza per la prima volta nel 1175.

Per tutto il Medioevo Guarcino fu un libero comune direttamente soggetto ai papi, salvo brevi parentesi feudali. La potente città di Alatri riuscì a controllare il centro con una violenta politica di oppressione: nel 1240 milizie alatrine distrussero circa 300 case non riuscendo però a fiaccare la volontà di autonomia dei guarcinati. Guarcino, a causa della sua popolazione lungo la via Sublacense, fu esposto, a volte, a gravi pericoli, come accadde, ad esempio, col passaggio di Arrigo IV e delle sue truppe nel 1186. In quella occasione ci fu un duello fra un soldato germanico ed uno latino, vinto da quest’ultimo. La stessa strada favorì, durante il Medioevo e l’Età moderna, lo sviluppo delle attività artigianali, base e premessa per la fioritura dell’abitato e delle sue famiglie, bene inserite negli ambienti ecclesiastici romani. Lo sfruttamento dei corsi d’acqua consentì di intraprendere diverse iniziative economiche: cartiere, mulini e, più recentemente, l’imbottigliamento dell’acqua da tavola e l’industria idroelettrica. Ma anche altre imprese erano attive nel piccolo borgo: terrecotte ed utensileria domestica, lavorazione della pelle prodotta dai numerosi armenti del territorio, tessitura della lana, tornitura ed intaglio del legno.

Gravi danni furono apportati al patrimonio di Guarcino dalle distruzioni tedesche dell’ultima guerra: venne abbattuto il medioevale Palazzo Patrasso per bloccare la Sublacense. Nel dopoguerra iniziò lo sfruttamento turistico del complesso di Campocatino, una delle prime stazioni sciistiche del Lazio. Malgrado ciò l’intero paese ha subito un vero tracollo demografico per la drammatica riduzione di tutte le attività produttive, dalla chiusura delle cartiere, al decadimento della pastorizia, della coltivazione dei boschi e dell’artigianato.

Il centro storico occupa uno sperone posto lungo la via Sublacense, la strada che collega l’area interna omonima e gli Altipiani di Arcinazzo con la Ciociaria centrale proseguendo per la regione pontina. Era infatti uno dei principali percorsi della transumanza da e per le paludi pontine. L’abitato è molto compatto anche se si notano due aree: una superiore, sorta attorno al castello e sviluppatasi lungo alcuni assi stradali, una inferiore, che si allarga mediante una serie di strade concentriche nate da successivi ampliamenti del borgo. Gli edifici sono in genere molto grandi, massicci, e addossati fra loro; quelli esterni hanno svolto una funzione difensiva, come dimostra la presenza di diverse torri.

In alto, nella zona del castello, un imponente Palazzo, già appartenuto alla famiglia del cardinal Patrasso, oriundo guarcinate e parente di Bonifacio VIII, è il risultato di diversi interventi che hanno unificato alcune precedenti costruzioni. Ad esso è addossata la Chiesa di Sant’Angelo, caratterizzata da un massiccio campanile a vela; al suo interno si trovano tracce di affreschi del Trecento. L’edificio è stato rifatto nel Settecento.

Nel borgo si distinguono ancora alcune delle antiche porte, nove torri, di cui due interne all’abitato, e diversi palazzi soprattutto verso la periferia. Il centro storico si presenta come un complesso imponente, ricco di decorazioni in pietra d’ispirazione goticheggiante.

Poco fuori dell’abitato sorgono il Monastero di San Luca, grande edificio già delle benedettine poi utilizzato come cartiera, e l’Eremo di Sant’Agnello posto di fronte ad uno sperone di monte. Vi sono diverse torri ed edifici religiosi. Si registra, inoltre, nel territorio guarcinate, la presenza di fabbriche che costituiscono dei veri e propri esempi di archeologia industriale. L’intera zona è un grande patrimonio naturale, solcato da torrenti e fiumi, il Trovalle ed il Cosa, coperto da ricchi boschi, in cui sgorgano diverse sorgenti tra cui quella di acqua curativa di Filette. Vi si aprono diverse grotte e cavità naturali, una delle quali, sul Campocatino, è la grotta più alta della regione.