Arpino Romana

Arpino

Le vicende storiche – Arpino romana

Nel 305 a.C. Arpino venne strappata ai Sanniti che l’occupavano. Due anni dopo, essa otteneva la mezza cittadinanza (civitas sine suffragio) e da allora un magistrato (praefectus) risiedette nella città, decidendo delle cause più importanti. Arpino, come praefectura, aveva un suo mercato ed un prodotto che sicuramente doveva essere in vendita era la lana, grezza o lavorata, di produzione locale.

Tre edili (questa magistratura era di più antica tradizione), eletti annualmente, si occupavano dell’amministrazione; essi si disobbligavano, per l’onore loro reso, con il versamento di una somma di denaro oppure realizzando costruzioni di interesse pubblico.

Pur non essendo Arpino una colonia, si ha ragione di ritenere che insieme con il praefectus si siano stanziati ad Arpino molti Romani.

Gli Arpinati, così come tutti i Volsci, nel lungo periodo del ripiegamento e durante l’estrema difesa, avevano subito gravi perdite umane ed è impossibile pensare che fosse necessaria allora quella forte espansione edilizia che si verificò, se non per accogliere i nuovi venuti. Questi dovettero sistemarsi nella parte bassa della città, dove sorse il forum.

Per poter difendere questo abitato, che era chiaramente vulnerabile, si ritenne opportuno, in funzione antisannitica, creare la grande cinta muraria, che comprendeva, per evidenti ragioni strategiche, anche l’arx della Civita Vecchia.

Nel 1985 ebbi modo di delimitare la reale area del forum arpinate in una parte della piazza attuale, alla quale si riferivano esattamente gli assi del decumanus e del cardo, con notevoli ritrovamenti archeologici (resti di un lastricato sul lato ovest, basoli in via del Liceo, in via Cesari e in Via dell’Aquila Romana). E molto importante il fatto, constatabile sia nella Carta di A.P. Campione del 1704 sia in diversi documenti databili dal 1814 al 1819 (fra i quali particolarmente rilevante una “Pianta del pubblico edificio da costruirsi nell’ampliata piazza di Arpino”), che la parte est dell’attuale piazza fosse sino agli inizi del secolo scorso parzialmente occupata da strutture edilizie.

Nel 188 a.C. ad Arpino fu concesso l’intero diritto di cittadinanza.

Dal momento dell’occupazione, gli Arpinati avevano collaborato lealmente con i Romani, combattendo sotto le loro insegne sia contro Pirro che contro i Cartaginesi e cooperando nella bonifica della Conca Sorana. Tutto questo spiega per ché diversi cittadini di Arpino, perlopiù nobili, siano stati accolti a Roma, ricoprendo incarichi di grande importanza, come il giurista Caio Furio Visellio Aculeone, amico di Crasso, Marco Gratidio, prefetto in Cicilia e protetto da Marco Antonio, il pretore Marco Gratidiano, oltre naturalmente a Marco Tullio Cicerone, oratore, scrittore, filosofo, uomo politico e a Caio Mario, grande condottiero (ma non Marco Vipsanio Agrippa, che non ha avuto mai nulla a che fare con Arpino!). Era questo un contributo eccezionale di nuove forze provinciali che Arpino dava allo Stato romano, condividendo questo privilegio con Tusculum.

Alla fine del II sec. a.C., le lotte politiche nella città, fra partito aristocratico e partito democratico, divennero così accese che dovette intervenire il Senato Romano (115 o 108 a.C.); dopo la battaglia di Vercellae (101 a.C.), Caio Mario donò ad Arpino vasti territori nella Gallia Cisalpina, le cui rendite servirono a mantenere in buone condizioni i templi e gli edifici pubblici. Sappiamo, a questo proposito, che ad Arpino vi era un tempio significativamente dedicato a Mercurio Lanario e nel circondano due santuari (in località Sant’Amasio e presso Santopadre) e un luogo sacro a Furina, ma non risultano adeguatamente documentati ‘il tempio delle nove muse” e quello di Cerere, di cui parla la tradizione locale. Altre opere pubbliche, di cui siamo a conoscenza, sono le fulloniche superiori e inferiori, una cloaca ed una fontana.

Nel 90 a.C., con la lex Julia, Arpino divenne un municipium, con un Senato di decurioni che prendeva decisioni, poi attuate dagli edili. E probabile, tuttavia, che sia rimasto nella città il prefetto romano, come rappresentante del praetor urbanus.

Tutta l’epoca è contrassegnata dalla grande presenza di Caio Mario e Cicerone, come è noto visceralmente legati alla loro città di origine. Il primo era nato a Cereatae (l’attuale Casamari), il secondo ai confini fra il territorio arpinate e sorano (secondo le diverse tesi presso l’odierna abbazia di San Domenico o presso Carnello).

Dopo la morte di Cicerone, non vi sono più iscrizioni che si riferiscano sicuramente ad Arpino. Successivamente, risulta che quella che era la zona più fertile dell’agro arpinate si costituì come municipium autonomo, con il nome di Cereatae Marianae. Da allora dovette iniziare il declino di Arpino.