{"id":1556,"date":"2022-03-28T12:23:27","date_gmt":"2022-03-28T12:23:27","guid":{"rendered":"https:\/\/lnx.laciociaria.it\/wp\/?page_id=1556"},"modified":"2022-03-28T12:23:27","modified_gmt":"2022-03-28T12:23:27","slug":"lottocento-e-il-novecento","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/lnx.laciociaria.it\/wp\/lottocento-e-il-novecento\/","title":{"rendered":"L&#8217;Ottocento e il Novecento"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/lnx.laciociaria.it\/wp\/comuni\/frosinone\/\">Frosinone<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #008000;\"><em><strong>L&#8217; Ottocento e il Novecento<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p>Con la restaurazione pontificia la burocrazia frusinate venne potenziata. A Frosinone ebbe sede il delegato apostolico (il prelato capo della provincia) con gli uffici centrali, la sua piccola corte, il tribunale superiore provinciale, le carceri e gli uffici della polizia. Il delegato, ormai, era a capo dell\u2019intera provincia in quanto i feudatari avevano rinunciato a tutti i loro poteri passandoli allo stato. Il potenziamento degli uffici comport\u00f2 un certo incremento d\u2019impiegati. Inoltre, negli anni successivi al regime napoleonico il brigantaggio aveva acquisito nuovo vigore costringendo le autorit\u00e0 ad ampliare le forze militari e di polizia. Di conseguenza si ebbe un\u2019ulteriore crescita della popolazione e un\u2019espansione delle attivit\u00e0 locali. Frosinone divenne sempre pi\u00f9 il punto di riferimento dell\u2019intera provincia. Eppure, malgrado Frosinone contasse sei quartieri e quasi diecimila abitanti, nel 1859 appariva allo storico tedesco Gregorovius \u201cmeschina e mal costruita\u201d. Solamente dopo l\u2019unificazione nazionale, infatti, si provvide a un rinnovamento edilizio e a un abbellimento architettonico dell\u2019abitato, come testimoniano i pochi residui palazzi dell\u2019attuale centro storico, che appunto presentano edifici tardo ottocenteschi e umbertini.<\/p>\n<p>Precedentemente si erano costruite alcune strade per migliorare la viabiit\u00e0 del piccolo borgo che all\u2019inizio dell\u2019Ottocento era ancora rinchiuso dentro le sue mura. Solo nel primo Ottocento si organizz\u00f2 per opera del comune una pi\u00f9 completa rete d\u2019istruzione con scuole anche femminili. Nel 1816 venne stampato il primo libro sulla storia frusinate, opera del De Mattheis, mentre il sacerdote Pietro Pellissieri, memore di Antonio Batta, compil\u00f2 un poemetto sulla citt\u00e0. Ma furono i due fratelli Maccari, Giambattista e Giuseppe, a segnalarsi sul piano culturale come delicati poeti classicisti.<\/p>\n<p>Frosinone partecip\u00f2 attivamente alle vicende risorgimentali: oltre ad avere dato i natali a Luigi Angeloni e Nicola Ricciotti, come abbiamo gi\u00e0 detto, la citt\u00e0 fu sede dell\u2019attivit\u00e0 clandestina di carbonari e patrioti che nel 1848 imposero l\u2019adesione alla repubblica romana. Da Frosinone part\u00ec, per partecipare alla prima guerra di indipendenza, il battaglione campano, guidato dal frusinate Guglielmi. La maggior parte della popolazione contadina, invece, rimase favorevole al regime papale, come dimostrarono i festeggiamenti e l\u2019appoggio dato a Pio IX. Papa Mastai venne di nuovo festeggiato nel 1863 in occasione di un suo viaggio in Ciociaria, del quale si conservano eccezionali immagini fotografiche che ritraggono il pontefice in treno e la benedizione della folla dal palazzo della delegazione di Frosinone. In quella occasione, come accadde in molti altri centri della provincia, anche a Frosinone si inaugur\u00f2 un acquedotto per l\u2019acqua corrente. I sentimenti filopapalini portarono i frusinati negli anni Sessanta ad appoggiare scopertamente in diverse occasioni i briganti borbonici e anti-unitari. Dopo il fallito tentativo garibaldino del 1867, condotto da Nicotera sulla direttrice frusinate, l\u2019annessione del 1870 per Frosinone avvenne il 17 settembre, tre giorni, quindi, prima della breccia di Porta Pia. Vi fu un certo fermento innovativo, risoltosi per\u00f2, come per tutta l\u2019Italia, nell\u2019 adeguamento all\u2019ordinamento piemontese. Si ebbe comunque un notevole incremento demografico e un\u2019ulteriore espansione dell\u2019abitato: si costruirono palazzi ed edifici nuovi e venne organizzata una rete pi\u00f9 solida di servizi pubblici. I partiti ingaggiarono una vivace lotta politica, animata da una diffusa stampa locale. Nel 1910 si inaugur\u00f2 il monumento a Nicola Ricciotti e ai martiri frusinati del libero pensiero e del Risorgimento: l\u2019opera \u00e8 di Ernesto Biondi, scultore di Morolo.<\/p>\n<p>Alla fine della prima guerra mondiale Frosinone contava oltre 12.000 abitanti, la maggior parte dei quali viveva in campagna, in piccole borgate o in case sparse; il nucleo pi\u00f9 consistente risiedeva nel quartiere Ferrovia, sorto attorno alla strada ferrata. La citt\u00e0 era sede degli uffici della sottoprefettura, del distretto militare e delle stazioni ferroviarie statali e vicinali. Sebbene la maggior parte degli abitanti fosse contadina, vi era una fetta consistente di impiegati e un numeroso gruppo di artigiani e commercianti. Questi ultimi abitavano per lo pi\u00f9 nel centro storico, sulle colline e nei quartieri di Santa Maria, Sant\u2019Antonio e piazza Giuseppe Garibaldi.<\/p>\n<p>Erano sorte alcune modeste attivit\u00e0 industriali: mulini e past\u00ecfici, fabbriche di sapone, liquori e calzature. Mancavano le scuole superiori che vennero create solo nel corso degli anni Venti. La vita pubblica si svolgeva tutta attorno all\u2019attuale piazza della Libert\u00e0, su cui si affacciavano i palazzi pubblici del tempo: sottoprefettura, comune e uffici statali periferici. Nelle vicinanze si trovavano gli altri uffici pubblici e privati. Nella piazza si svolgeva anche il mercato settimanale, che costituiva un forte richiamo per le popolazioni dei paesi vicini. Il centro storico era servito dalla ferrovia vicinale che da Frosinone portava ad Alatri, Fiuggi, Palestrina e Roma. L\u2019altra stazione ferroviaria, della linea Roma-Napoli, si trovava a quattro chilometri dal centro.<\/p>\n<p>Durante il ventennio fascista, nel quadro della riorganizzazione amministrativa dell\u2019Italia, il governo costitu\u00ec la provincia di Frosinone, sottraendo numerosi comuni alle due province di Roma e Caserta. Il capoluogo venne fissato a Frosinone, gi\u00e0 sede dal 1870 dell\u2019omonimo circondano retto da un sottoprefetto. Si ebbe pertanto un brusco passaggio da una realt\u00e0 di scarsa portata politica, economica e sociale a un\u2019altra nuova che cambi\u00f2 i destini della citt\u00e0. Si ampliarono gli uffici esistenti, altri se ne crearono, e si potenziarono i servizi pubblici e privati. Lo stato, inoltre, trasfer\u00ec a Frosinone un folto numero di dipendenti, particolarmente da Caserta.<\/p>\n<p>Il nuovo ruolo assunto da Frosinone incentiv\u00f2 lo sviluppo generale della citt\u00e0 in termini demografici, economici e soprattutto sociali per i nuovi servizi pubblici che si andavano creando, finanziati dallo stato in primo luogo in campo scolastico, sanitario e commerciale. In questo periodo sorsero gli edifici delle scuole elementari, della provincia e della camera di commercio.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 divenne il punto di riferimento di un vastissimo territorio, gran parte del quale non aveva mai avuto relazioni con essa come il cassinate e il sorano.<\/p>\n<p>Durante la seconda guerra mondiale Frosinone fu duramente colpita da 56 bombardamenti aerei alleati, che causarono gravissimi danni all\u2019intera citt\u00e0 fino a raderne al suolo quasi interamente la parte pi\u00f9 alta, con la cattedrale e i palazzi adiacenti: quasi tutto il ricco patrimonio artistico settecentesco venne distrutto. organismi governativi abbandonarono la citt\u00e0, ritirandosi a Fiuggi in posizione defilata. La popolazione fu costretta a rifugiarsi nei paesi vicini per scampare ai durissimi bombardamenti e i tedeschi sacheggiarono la citt\u00e0 ciociara prima di abbandonarla. Nel dopoguerra l\u2019opera di ricostruzione fu lenta; il sindaco della liberazione, l\u2019ex deputato Marzi, si adoper\u00f2 per fornire i primi soccorsi alla popolazione e riorganizzare e ricostruire la citt\u00e0. Solo dopo molto tempo gli organi amministrativi statali ritornarono a Frosinone. Si riedificarono il palazzo della prefettura, della banca d\u2019italia, dei tribunali, gli uffici finanziari e delle poste. Progressivamente, nel corso di un ventennio Frosinone mut\u00f2 del tutto la sua fisionomia: la citt\u00e0 si estese lungo le principali strade e si costruirono nuovi quartieri. La popolazione si trasform\u00f2: si ridusse notevolmente il numero dei contadini (o meno del cinque per cento della popolazione attiva), aumentarono gli impiegati, i commercianti e gli operai, a causa mutamenti economici e sociali. Purtroppo lo sviluppo urbano avvenne in modo caotico: esaurito ben presto lo spazio in collina, gli edifici dilagarono nella sottostante pianura, e anche nelle pi\u00f9 nascoste vallette a nord-est.<\/p>\n<p>Negli anni Cinquanta vi fu un forte sviluppo del commercio e dei servizi sociali, ma fu con gli anni Sessanta che Frosinone si trasform\u00f2 completamente: la citt\u00e0, infatti, grazie anche alla costruzione dell\u2019autostrada, divent\u00f2 polo industriale e commerciale e oper\u00f2 un potenziamento dei servizi statali, particolarmente d scuole e uffici. Il grattacielo Edera \u00e8 considerato il simbolo di questo processo d modernizzazione.<\/p>\n<p>Negli anni Settanta, malgrado la crisi di met\u00e0 decennio, la citt\u00e0 cresce: aumentano le fabbriche, si sviluppano ulteriormente i servizi, nascono il conservatori Licinio Refice e l\u2019accademia di belle arti. Sono presenti tutti i tipi di scuole superiori. La citt\u00e0, sede degli uffici provinciali e di quelli del decentramento statali e regionale, vede potenziata la sua funzione burocratica. Si cerca di dare risposte ai problemi del traffico, uno dei pi\u00f9 gravi, con la costruzione della \u201cdirettissima\u201d, una strada costruita mediante un grande viadotto che collega la parte bassa alle zone del colle. Nel corso degli anni Ottanta, a seguito della riforma delle diocesi, Frosinone diventa anche sede episcopale e riunisce quelle antichissime di Veroli-Frosinone e Ferentino. Gi\u00e0 da tempo \u00e8 sorto un modernissimo Palazzo vescovile in una zona nuova, lungo la tangenziale dei monti Lepini, e nuove chiese sono state erette nel corso degli ultimi decenni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Frosinone L&#8217; Ottocento e il Novecento Con la restaurazione pontificia la burocrazia frusinate venne potenziata. 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